Interviste, Fotografia, Libri

Suspended Cities | Intervista a Martino Chiti.

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Innanzitutto, cosa vorresti dire ai supporters che hanno permesso la realizzazione del tuo libro?

Grazie in varie lingue, perché sono contento di aver ricevuto il supporto da persone a cui sono molto legato e conosco molto bene, altre che non conosco affatto, altre che conosco poco.

Mi ha fatto molto piacere ricevere dalla Spagna, logicamente, dove ho vissuto per anni, dall’Italia, dalla Norvegia, dall’Inghilterra, dall’Argentina, dal Cile, dall’Australia… insomma, ora sembra chissà che cosa, nel piccolo, tutte queste persone di posti diversi hanno reso possibile questa cosa, quindi vorrei dire grazie in tante lingue.

Gracias, Thank You, Merci!

Che cosa ha significato per te partecipare con il tuo libro Suspended Cities ad una campagna di Crowdfunding?

Partecipare ad una campagna di Crowdfunding ha significato fondamentalmente poter realizzare il mio lavoro Suspended Cities per farlo diventare una pubblicazione fotografica cartacea!

Credo che in questi tempi digitali, il cartaceo, il buon vecchio materiale analogico sia sempre importante e apprezzabile.

Con i tempi che corrono è sempre più complicato relazionarsi con le moderne dinamiche di finanziamento e pubblicazione di libri già di per sè complicate tramite le reti tradizionali.

Quali sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzato nella tua attività di fotografo?

Gli autori che mi hanno maggiormente influenzato nella mia attività di fotografo… mi viene sempre da citare due fotografi in maniera abbastanza banale che sono Philip Lorca diCorcia e Martin Parr.

Però ne potrei citare tantissimi. è come quando ti chiedono un gruppo musicale e magari ne dici due ma sono, non cento, ma almeno venti.

Quindi, diciamo questi due fotografi… Antonioni a livello cinematografico è un grande spunto di atmosfere e di estetica.

E poi anche la musica: sono cresciuto con i dischi dei Fugazi e alcune fotografie dentro ai dischi dei Fugazi, quando ero ancora ignaro del mio futuro da fotografo, richiamavano la mia attenzione e quindi è sempre un cross-over tra immagine, atmosfera e musica…

Sono nato così, fino ad arrivare a rendermi conto di cosa mi circondava un po’ di più, cosa che tuttora faccio molto poco. Sono, influenzato sì, ma ignorante riguardo agli autori che mi circondano, però tornando al succo direi: Lorca di Corcia, Martin Parr, con l’aggiunta di Antonioni a livello cinematografico e un pizzico di Fugazi.

Il titolo del libro: “Suspended Cities” è un chiaro riferimento a Marc Augè. Come è nata l’idea di indagare sulla condizione di sospensione vissuta dai frequentatori del non-luogo e, nello specifico nelle metropolitane delle varie città che hai visitato nel corso degli anni?

Suspended Cities nasce in maniera spontanea e molto ludica in quanto io scattavo con la mia Nikon F3 analogica, macchina che permette di togliere il prisma e guardare, non dico con tranquillità, perché il fuoco è molto critico e le inquadrature non sono semplici, però al contempo mi permetteva di fare delle inquadrature all’altezza del petto molto più facilmente.

Suspended Cities è nato per gioco perché andando in metropolitana osservavo, come qualunque buon fotografo, quello che avevo intorno, mi incuriosivo e, un po’ per noia, un po’ per gioco, scattavo delle foto alle persone nelle quali mi imbattevo, non era neanche importante se queste fossero belle, brutte, esotiche o meno.

Da lì è nata l’esperienza legata ai “non-luoghi”, l’assenza e la presenza dell’individuo in questo mondo perché come diceva Augé questi sono dei “non-luoghi.

Augé mi piace molto, ma Italo Calvino, le città invisibili, le città sospese o comunque sia, le città moderne intese come “città impossibili” o “città utopiche” e legate al relazionarsi con le persone che abitano quelle città, mi rispecchia forse di più.

In questo caso le “mie” città sono rappresentate dalle metropolitane, ovviamente intese nel senso di “non-luogo” in cui le persone transitano.

Più che il “non-luogo” di Augé (quella è un po’ una scusa), quello che è più importante è la poesia, l’assenza e la presenza delle persone che popolano questi luoghi.

Augé è un buono spunto, un punto di partenza però preferisco parlare di Calvino o di Walker Evans.

Suspended Cities | Intervista a Martino Chiti. 1

Quali sono le ragioni che ti hanno convinto a proporre il tuo progetto a Crowdbooks? Per la tua campagna di Crowdfunding avresti scelto qualcun’altro? Qual è stato il fattore determinante che ha fatto sì che tu scegliessi Crowdbooks anziché un’altra piattaforma?

Penso che la netta differenza sia che… per me è molto faticoso portare avanti una campagna di Crowdfunding, perché mi sembra di chiedere soldi alla gente, sinceramente.

Io con i soldi ho un rapporto ambivalente, quindi mi dà sempre fastidio parlarne…!

Nonostante ciò, il metodo di Crowdbooks è che si tratta di un Crowdfunding “specializzato”, ovvero focalizzato esclusivamente alla pubblicazione di libri, questo è quello che mi è subito piaciuto.

In realtà il bello è che una campagna di Crowdfunding è un metodo partecipativo, cioè molte persone possono partecipare.

Il motivo principale per il quale ho scelto la piattaforma Crowdbooks per Suspended Cities è che a differenza di qualunque altra piattaforma generalista che si occupa di Crowdfunding, con Crowdbooks mi sono concentrato unicamente sulla raccolta fondi mentre Crowdbooks si è occupata di gestire tutta la parte editoriale per conto mio.

Personalmente voglio fare foto, non voglio stare dietro alla produzione o occupare il mio tempo a seguire chi deve stampare il libro o impaginarlo.

Suspended Cities | Intervista a Martino Chiti. 2

Detto questo, sono molto legato al mio lavoro in generale, passo dal video alla fotografia. Lavoro nell’immagine, quindi per esempio in questo caso per il libro ho molto piacere a sceglierne le immagini cercando il più possibile di curare l’aspetto dell’editing personalmente, anche se si dice che sia un grande errore che i fotografi stessi editino le proprie immagini.

Nonostante ciò c’è un legame col libro ed è chiaro che io voglio avere il controllo del mio lavoro perché l’ho molto chiaro, però non è nel mio interesse occuparmi di tutta la produzione.

Il fatto che Crowdbooks sia allo stesso tempo piattaforma di Crowdfunding ed anche editore è un connubio che mi calza a pennello perché quando hai all’attivo una campagna di Crowdfunding ci sono una moltitudine di fattori dei quali tenere conto e una serie di competenze professionali specifiche che è impossibile acquisire in poco tempo, devi per forza affidarti a degli specialisti.

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About Stefano Bianchi

Fondatore e CEO di crowdbooks.com | Ho 20+ anni di esperienza come grafico editoriale e Art Director | Sono specializzato nella pubblicazione e produzione di libri fotografici.
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