Self-publishing

CROWDFUNDING, EDITORI E… AUTORI “ROMANTICI”.

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Questo post parla di Crowdfunding ed editori tradizionali ma è dedicato in particolare a tutti gli autori… romantici.

Sono considerati autori romantici coloro che pensano ancora che nel 2020 i “veri” editori siano semplicemente degli imprenditori e degli eroi con capacità innate uniche di prevedere il successo di un libro, dei benefattori con la pronta volontà di assumersi felicemente il rischio d’impresa per conto loro, ovviamente solo per la gloria.

In passato, il titolo di editore veniva attribuito unicamente a chi, con intenti critici, si occupava di pubblicare opere considerate importanti per la storia e per tramandare la cultura.

Nell’uso comune di oggi invece viene attribuito a chi esercita l’industria della produzione e divulgazione delle opere letterarie o artistiche per mezzo della stampa e/o altri media moderni, anche se questi non attende direttamente all’arte tipografica o al commercio.

Nella concezione semplicistica di molte persone, al giorno d’oggi la figura dell’editore viene associata indissolubilmente sempre e solo a quella di un’imprenditore…

Andiamo a scavare un pò meglio il significato di imprenditore per vedere se è proprio così!

Come si evince dall’art. 2082 del codice civile, l’imprenditore è colui che esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi.

All’imprenditore vengono accollate quindi numerose responsabilità e rischi, primo fra tutti, il c.d. rischio d’impresa che afferisce principalmente alle scelte operate per la gestione della SUA impresa, come ad esempio una errata valutazione tra ricavi e costi, investimenti infruttuosi etc..

Vi siete mai chiesti perché gli editori ultimamente stanno cercando soluzioni nuove come il Crowdfunding per minimizzare il rischio di impresa a favore della LORO causa?

Si, ho detto causa, perché di causa si tratta (numeri e cifre concrete alla mano), a meno che non si parli di grandi editori… siamo l’unico Paese al mondo con diverse lobby che hanno il diretto controllo su TUTTA la filiera, cioè sono al contempo:

  1. Editore
  2. Stampatore
  3. Distributore
  4. Promotore
  5. Libreria

Come non avere successo possedendo tutto? Sarebbe strano il contrario!

Molti autori romantici non sono però a conoscenza di questi “dettagli”, demonizzano il Crowdfunding e gli editori non “imprenditori”.

Nella maggior parte dei casi però gli autori romantici non vogliono neanche a capire i motivi per i quali gli editori cercano nuove formule di business come ad esempio il Crowdfunding per aiutarli in un mestiere difficile che si fa innanzitutto per passione e non… per soldi!

Agli autori romantici interessa unicamente l’ego e la pubblicazione autoreferenziale, sono alla ricerca infinita dei “veri” editori, ovvero gli imprenditori-mecenati che credano subito in loro senza neppure conoscerli, che sponsorizzino a fondo perduto e immediatamente il loro progetto –che ovviamente è sempre il migliore fra tutti– ma che talvolta non riescono neanche a sintetizzare in una sinossi scritta bene!

Non c’è molta consapevolezza da parte di questi autori che purtroppo gli editori sono solo un piccolo tassello (a monte) della filiera editoriale, della quale però non rappresentano neanche la parte più importante.

Perché per esempio nessun autore si lamenta che le librerie lavorano esclusivamente in conto vendita e quindi non acquistano MAI i libri pubblicati dagli editori in anticipo?

Perché le librerie non possono accollarsi il rischio di impresa per quanto concerne il loro settore, ovvero selezionare e vendere i libri pubblicati dagli editori, tanto quanto gli editori?

Per loro il rischio imprenditoriale è pressoché azzerato, si possono permettere di ordinare solo pochissimi titoli con il pretesto che hanno “problemi di spazio”, preferiscono sempre gli ordini diretti dei libri richiesti quasi dal pubblico, ovvero “quelli che si vendono”, come molti dicono.

Gli editori oltre ai costi sostenuti per la pubblicazione hanno anche il rischio imprenditoriale al 100% e devono accollarsi (immotivatamente) in più anche le spese di invio alle librerie e gli eventuali resi, ovvero i libri che le librerie non sono riuscite a vendere.

Ma le librerie, non sono anch’esse attività commerciali/ imprenditoriali che hanno come oggetto sociale/ funzione quella di… vendere libri?

Quando i libri si vendono l’editore incassa dopo 120/150gg… (!) la sua percentuale sul prezzo di copertina.

Contrariamente a tutte le credenze e leggende che hai potuto sentire fino ad oggi, l’editore è la figura meno retribuita.

Quando si vende un libro per il quale invece fino a prova contraria non solo ne ha sostenuto interamente i costi ma è anche l’unico a rischiare qualcosa l’editore prende la percentuale più bassa.

Quando invece i libri non si vendono gli vengono resi a sue spese, quindi in ogni caso il rischio, la responsabilità di qualsiasi cosa avvenga nel percorso di un libro in tutta la filiera, compresi i libri che possono rovinarsi in qualsiasi passaggio, è sempre e solo a carico dell’editore…

Una responsabilità totale che purtroppo talvolta non è facilmente controllare a causa di molti fattori esterni, variabili ed imprevedibili.

I distributori per esempio sono anch’essi attività commerciali/ imprenditoriali, ma non hanno assolutamente nessun rischio d’impresa e sono loro a imporre regole e commissioni che ovviamente sono le più alte della filiera!

Che il libro si venda o meno il distributore guadagna sempre perché distribuisce, anzi, movimenta i libri!

Tutto ciò, ti sembra normale?

La domanda che sicuramente ti sarai posto (almeno spero), a me sorge spontanea:

Perché l’editore dovrebbe accollarsi responsabilità e rischio d’impresa per un autore che conosce appena, per aziende esterne a lui che operano in settori complementari ma che se il libro si vende guadagnano sempre più di lui?

Fatta questa lunga premessa iniziale, credo che adesso (o almeno lo spero) ti sia più chiaro perché l’editore non vuole, ma DEVE cercare di minimizzare il più possibile il SUO rischio d’impresa con ogni mezzo per poter sopravvivere.

Una soluzione valida è ovviamente utilizzare il Crowdfunding che rimane un’ottima alternativa all’edizione tradizionale.

Ovviamente il metodo del Crowdfunding deve essere usato in maniera seria e possibilmente accompagnato da professionisti del settore che si occupino di gestire e supervisionare i vari passaggi di cui l’autore non è in grado.

Quando ho fondato Crowdbooks qualche anno fa ho deciso consapevolmente di adottare un cambio di paradigma radicale al panorama editoriale attuale, utilizzare il Crowdfunding mi ha permesso di selezionare e pubblicare progetti meritevoli invece di… scommettere!

Questa nuova modalità di finanziamento “moderna” che per per molti autori romantici è ancora inconsueta, un vero e proprio tabù, mi ha permesso di selezionare lavori davvero meritevoli, di qualità, dai contenuti profondi e interessanti ma soprattutto che nessunvero” editore ha mai avuto il coraggio di pubblicare prima.

Perché?

Perché la maggior parte delle volte i lavori che vengono presentati esulano completamente dalle logiche di mercato degli editori, cioè quelle basate unicamente sui criteri economici o per il loro potenziale di sfruttamento economico, quelle stesse regole per le quali gli autori romantici si ostinano a cercare l’editore-imprenditore che molto probabilmente non li pubblicherà mai perché pochi vogliono prendersi il rischio di investire e pubblicare autori emergenti.

A meno che l’editore non disponga di somme importanti deve per forza selezionare i titoli da pubblicare, spesso quindi focalizza le sue scelte unicamente su titoli che ritiene pubblicabili secondo il proprio gusto e/o secondo le statistiche dei libri che si vendono.

In questo modo la tendenza al rischio si minimizza automaticamente ma saranno pubblicati solo argomenti che la gente compra o vuole comprare.

Perché gli autori romantici fanno tanta polemica sugli editori che utilizzano il Crowdfunding editoriale affinché questi minimizzino tempo, energie, soldi, nonché il LORO rischio d’impresa se è possibile comunque trarre da questo metodo dei risultati concreti e… mutualmente benefici?

Crowdbooks selezioniamo attentamente i lavori che ci vengono inviati.

Non scegliamo i lavori come criterio principale per il loro potenziale di vendita ma perché sono dei lavori che a nostro avviso meritano di essere pubblicati.

L’aspetto commerciale ovviamente ci deve essere ma “è secondario”, per questo motivo utilizziamo il metodo del Crowdfunding, nel nostro caso specifico infatti, non è altro che una campagna di prevendite per permetterci di scegliere in base alla qualità del lavoro piuttosto che sulla sua “vendibilità”.

Utilizzare questo metodo ci permette in maniera rapida di comunicare e promuovere il libro ancora prima che sia pubblicato.

In questo modo si possono sollecitare non solo persone che sono potenzialmente interessate ad acquistarlo ma anche giornalisti e librerie che hanno la possibilità di conoscere quel titolo proprio perché c’è già un interesse da parte di un pubblico che è disposto a comprare il libro.

Ricordi che quando ti ho detto che le librerie ordinano perché c’è gente interessata a comprare un titolo e non perché gli editori li pubblicano…!?!

I risultati che Crowdbooks ha ottenuto negli ultimi anni sono stati costruiti lavorando appunto assieme agli autori con un vero lavoro di squadra, con tanta umiltà e perseveranza.

Ci occupiamo di consigliare gli autori con scelte strategiche ad hoc e li guidiamo passo passo verso il raggiungimento finale dell’obiettivo comune, ovvero quello di produrre una pubblicazione di qualità.

Su molte delle nostre pubblicazioni, il lavoro svolto insieme agli autori ha permesso ad entrambi di raggiungere traguardi interessanti, sia artistici che in termini di visibilità, ai quali nessuno avrebbe mai creduto prima.

Tutto questo è stato possibile grazie al fatto che apparentemente ci sono sempre meno editori che si vogliono accollare il rischio di pubblicarli unicamente per ragioni economiche, sebbene i loro lavori siano di qualità.

Se dovessi investire personalmente in una pubblicazione, anche io molto probabilmente sarei influenzato dalla questione economica e mi concentrerei spontaneamente su un certo tipo di progetti che ritengo “più vendibili”.

Oppure sceglierei di pubblicare autori con una notorietà e con una maggiore capacità di garantire un possibile successo commerciale e un vero rientro economico.

Ovviamente questi criteri di scelta sono sempre soggettivi quindi, in base al mio gusto e alla mia esperienza pregressa più che per il loro vero valore artistico.

Il Crowdfunding si rivela essere quindi un metodo molto efficace per potersi concentrare nella scelta titoli di autori emergenti di qualità, liberandosi –almeno nella prima fase– della contrainte economica.

Dopo 50+ titoli pubblicati posso dire con certezza che utilizzare il Crowdfunding si è dimostrata una scelta vincente che mi ha permesso di concentrarmi meglio sulla selezione degli autori e finalmente tutto ciò ha portato i suoi frutti, sia in termini di comunicazione che commerciali.

Il Crowdfunding mi ha permesso inoltre di mitigare il rischio di impresa senza rinunciare a pubblicare progetti di qualità.

Dunque, perché privarsene?

Se anche tu vuoi pubblicare il tuo libro e stai pensando al Crowdfunding per raccogliere fondi in maniera seria e strutturata ma non sai esattamente come fare o da dove cominciare, contattatami.

Nel frattempo scopri come può aiutarti Crowdbooks.

Crowdbooks è la prima piattaforma di publishing italiana che ha coniato il metodo del Crowdpublishing™.

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About Stefano Bianchi

Fondatore e CEO di crowdbooks.com | Ho 20+ anni di esperienza come grafico editoriale e Art Director | Sono specializzato nella pubblicazione e produzione di libri fotografici.
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