Interviste

Intervista a Mario Biglietto che ci parla del suo libro: “La Comodità”.

Mario Biglietto, © Gianfranco De Biasi

Mario Biglietto, Fotografia: © Gianfranco De Biasi

Parlaci un po’ di te, so che hai un trascorso anche come fotografo!

Si, ho un passato da fotografo. In effetti ho sempre avuto qualcosa da dire ma capire come farlo al meglio è assai complicato. Si sa che la fotografia è anche analisi, si sceglie come raccontare le cose, fra le infinite possibilità che ci sono, ognuno ha un modo unico di farlo.

Ho lavorato parecchio, intendo commercialmente, con  la fotografia industriale, è un sistema di lavoro interessante, ci sono le aziende committenti, filtrate dalle agenzie di comunicazione che ti chiamano per raccontare le loro attività in un modo già delineato. Queste agenzie ti danno dei limiti, questi limiti aiutano, a volta a chiarirti le idee mentre altre ti sorprendi addirittura trovandoci ispirazione, è stato un periodo interessante.

Oggi continuo a fotografare ma preferisco la ritrattistica posata con flash potenti oppure il reportage con ottiche vintage scattando in jpg bianco e nero direttamente in camera, zero post produzione, immagini sporche e difficili, che ti danno un messaggio forte ma a scapito di dettaglio e qualità, l’alfa e l’omega della fotografia insomma.

Di cosa parla “La Comodità”?

La Comodità ha sempre avuto una sua vita autonoma, è voluto nascere prorompente e questa sua forza mi ha obbligato a perseverare anche in seguito, accompagnandomi in una vita assai condizionata dalla malattia, che è un limite opprimente. Come ho detto a proposito della fotografia, i limiti talvolta aiutano, ti mettono in contatto con la tua vera essenza di limitatissimo essere umano.

In contrapposizione alla sensazione di immortalità e onnipotenza dell’età giovanile, l’età matura, ancor più quella di adulto malato, ti fa riconoscere l’essenza della nostra meravigliosa fragilità, quel limite mi ha restituito la mia umanità, la mia spiritualità, la mia anima e, fortunatamente per ora, il corpo in cui essa alberga. Il libro parla di questo percorso, forzato dalla malattia ma che è proprio di ognuno di noi, è un percorso di crescita e di maturazione, parla di questo.

Quando hai iniziato e perché hai deciso di scrivere “La Comodità”?

Scrivere La Comodità non è stata una scelta razionale era semplicemente necessario. Ho cominciato a scrivere senza pensarci, sul letto dell’ospedale, con la funzione “note” del primo iPad – era in realtà un regalo che avevano fatto a mio figlio piccolo in attesa che crescesse – che avevo preso in prestito per la prima settimana di ricovero. Con quell’aspetto giallino del quaderno di una volta e la tastiera virtuale che non faceva rumore.

Se non lo avessi avuto a disposizione avrei scritto anche sul telefono, come mi è capitato spesso di fare usandolo come “taccuino”, o su un rotolo di carta igienica, era una cosa incontenibile. Nel periodo del trapianto ho usato un vecchio laptop con linux, bestemmiando spesso, scrivevo con quello che capitava, il mio MacBook Pro, dopo 7 anni di intenso lavoro, era morto. Insomma, non ho deciso di scrivere, ho dovuto.

Mario Biglietto – Che cosa è questa “Comodità”?

Raccontaci un po’ com’è andata! Quanto tempo ci hai messo e da dove sei partito, quali sono state le difficoltà?

Non essendo uno scrittore strutturato sono partito seguendo quello che mi succedeva e ho continuato così. Questa è una grande “comodità”, non ho dovuto incastrare vari elementi, ho semplicemente raccontato quello che mi succedeva nella maniera più personale possibile, accentuando spesso stati d’animo e situazioni, quello che mi piaceva quello che non mi piaceva, a volte giocavo col linguaggio.

Persone e fatti sono ispirati a situazioni reali e spesso lo sono in tutto e per tutto, specialmente per quello che mi riguarda, ma altrettanto spesso le descrizioni sono forzate, ingigantite, parzialmente o del tutto inventate perché mi piaceva così. In quei momenti mi sono quasi abbandonato a una scrittura spontanea, autonoma, pare si definisca “automatica”, come se fossi in trance.

Pensi che leggendo La Comodità una persona che soffre della stessa malattia possa avere un effetto positivo, perché?

Sì, penso di si e non solo per questa, per ogni malattia, magari anche se è sana, concetto astratto quasi come la normalità. Prima di tutto si ricorderebbe di essere una persona che ha una malattia e non un malato, non è quella la sua situazione naturale e permanente, questo è un fatto ma risulta difficile da capire subito.

Inoltre non ho mai visto raccontare le miserie del nostro corpo in maniera tanto cruda e ironica come mi sono permesso di fare di me stesso, bisogna anche sorprendersi di quello che ci succede, bisogna amare le proprie fragilità e debolezze, bisogna imparare ad essere indulgenti con quello che ci capita e con noi stessi per poter accettare e combattere la malattia. Il mio è un caso di successo, ce ne sono tanti altri, ce ne sono anche di meno fortunati, vale la pena guardare a quelli positivi e, di sicuro, ci si sente meno soli.

Qual è per te il messaggio principale che contiene e che vuoi trasmettere?

Mangiate, bevete e fate l’amore?
Scherzo, ma neanche troppo, godetevi la vita finché c’è ma, al contempo, cercate di costruirvela per goderne a lungo.

Non vi preoccupate troppo di quello che può succedere perché non si può evitare, l’importante è vivere il meglio possibile finché si può, con se stessi, necessariamente, e con gli altri.

Ultima cosa, importantissima, e ve lo dice un ateo, investite nella vostra spiritualità, nella parte trascendente di voi stessi, quella la malattia non la può scalfire, può solo rafforzarla.

Alcuni articoli su La Comodità usciti su blog e magazine online:

La comodità di Mario Biglietto - Crowdbooks Publishing
La comodità – Mario Biglietto

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About Stefano Bianchi

Fondatore e CEO di crowdbooks.com | Ho 20+ anni di esperienza come grafico editoriale e Art Director | Sono specializzato nella pubblicazione e produzione di libri fotografici.
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